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Uno sguardo sul mondo / Valute

5 min.

Irene Jacca, 28 Maggio 2021

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Elon Musk e i Bitcoin: cosa è andato storto?
Il CEO di Tesla attacca il colosso della criptovaluta.

Declinata in Bitcoin, Ethereum, Dogecoin, Binance Coin, Polkadot, Cardano, Ripple, Dash, o una delle mille altre opzioni esistenti, la criptovaluta — l’alternativa sicura e decentralizzata alle valute e al banking tradizionali — diventa sempre più popolare. A febbraio Tesla ha acquistato Bitcoin per un valore di 1,5 miliardi di dollari e abilitato i pagamenti delle sue auto elettriche in moneta virtuale. L’ascesa della criptovaluta sembrava, a quel punto, inarrestabile.

Cosa è andato storto? Con il tweet del 13 maggio, Elon Musk, CEO di Tesla, ha denunciato l’elevato impatto ambientale della moneta digitale: il suo annuncio ha causato l’immediata svalutazione del Bitcoin e delle altre principali criptovalute sul mercato.

Nonostante qualche oscillazione, il 2020 è stato un anno di crescita importante per la criptovaluta, forse il migliore dai suoi esordi. Al di là di Tesla, diverse compagnie (Venmo, Square, Paypal, Facebook), istituzioni finanziarie e banche (Visa, Mastercard, Morgan Stanley, JP Morgan, Blackrock) hanno cominciato a includere le monete virtuali nel loro piano di offerte. Anche se solo il 10% degli italiani afferma di sapere esattamente cosa siano e come funzionino le criptovalute, è ormai evidente che le principali istituzioni mondiali si stiano dirigendo verso quella che sembra la nuova frontiera della finanza.

Cerchiamo dunque di analizzare le ragioni della scelta di Tesla: quali sono le implicazioni ambientali del mining, quali i costi energetici, e come funziona la tecnologia alla base della moneta del futuro.

Elon Musk Bitcoin
Elon Musk Bitcoin

Le criptovalute in breve

Cos’è una criptovaluta? Se vi siete persi le ultime news, probabilmente questo nome vi sembrerà solo molto...criptico!

Le criptovalute sono monete virtuali che si servono della crittografia per securizzare e verificare le transazioni, a differenza delle tradizionali monete (euro, dollar, yen, etc.), che necessitano, per fare ciò, di un intermediario, come ad esempio una banca o un’istituzione finanziaria. Le cripto-transazioni, invece, sono verificate attraverso una rete decentralizzata di computer.

La criptovaluta ha attualmente una capitalizzazione di mercato di 1,67 trilioni di dollari, ma i numeri continuano a crescere. Ad oggi esistono più di mille tipi diversi di criptovalute, prima su tutte Bitcoin: creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto — pseudonimo di un inventore sconosciuto — è la moneta virtuale più diffusa, oltre che la più preziosa, con un valore di ben 759,4 miliardi di dollari, pari al 45% del valore globale delle criptovalute.

Blockchain: il DNA delle criptovalute

La tecnologia alla base delle criptovalute è la blockchain. È una specie di database, di registro ufficiale di tutte le transazioni che vengono effettuate con un determinato tipo di moneta virtuale, raccolte in ordine cronologico e criptate in modo che le informazioni personali non siano visibili. Ogni blocco della catena contiene migliaia di transizioni, e per verificare la transizione in un blocco, uno dei computer della rete deve risolvere un complesso puzzle crittografico.

Trovare una soluzione al puzzle comporta un’elevata potenza di calcolo, motivo per cui il sistema ha integrato un premio per il vincitore: colui che risolve la transazione è ricompensato con una certa quantità di gettoni di criptovalute. È ciò che definiamo mining: guadagnare criptovalute competendo con altri computer per la verifica delle transazioni.

La domanda energetica dei Bitcoin

Come abbiamo detto, il mining comporta un’elevata potenza di calcolo, che si traduce in un’importante domanda di energia elettrica per il funzionamento dei computer. Secondo una stima dell’Università di Cambridge, infatti, la rete di Bitcoin consuma circa 113 TWh all’anno — una quantità superiore al consumo annuo dell’Olanda — ed è responsabile delle emissioni di circa 36 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Elon Musk Bitcoin
Elon Musk Bitcoin

L’investimento di Tesla in Bitcoin

Elon Musk non ha mai dissimulato il suo entusiasmo per le “altcoins”, cioè, in gergo, le criptovalute diverse da Bitcoin, e in particolare per Dogecoin, conosciuta soprattutto per il meme che ne ha ispirato il nome.

L’8 febbraio Tesla ha annunciato che avrebbe acquistato un miliardo e mezzo di dollari in Bitcoin e avrebbe incluso la criptovaluta tra i metodi di pagamento delle automobili elettriche. Era già un’ottima annata per Bitcoin, ma il sostegno di Musk ha fatto letteralmente impennare il suo valore del +16%, tanto che, a metà aprile, il prezzo di un solo Bitcoin era pari a ben 63729 dollari.

A fine marzo si è scoperto che Tesla aveva approfittato del rialzo per vendere il 10% dei suoi Bitcoin, guadagnando 101 milioni di dollari. L’opinione pubblica si è divisa: qualcuno ha creduto si trattasse di una spietata manovra di manipolazione del mercato, qualcuno che Tesla volesse semplicemente dimostrare la liquidità dei Bitcoin.

Analizziamo la mossa di Tesla

13 maggio 2021: Musk e Tesla ritrattano.

Prima Tesla blocca i pagamenti in Bitcoin a causa delle presunte implicazioni ambientali, poi Musk twitta “Siamo preoccupati per la rapida crescita dell’uso di combustibili fossili per il mining e le transazioni di Bitcoin, specialmente per l’uso del carbone, che ha le peggiori emissioni rispetto agli altri combustibili”, per poi continuare dicendo che “le criptovalute sono sicuramente una buona idea in diversi ambiti e crediamo fortemente nel loro futuro, ma il progresso non può avvenire a spese del pianeta”.

Il mondo delle criptovalute ne è stato immediatamente sconvolto. Il prezzo dei Bitcoin è sceso del 20%, quello di Ethereum dell’8.3%, e persino Dogecoin — la criptovaluta tradizionalmente associata a Tesla — ha perso il 21% al 19 maggio. Anche se il trading delle monete virtuali è sempre stato un po’ altalenante, l’annuncio di Musk ha decisamente peggiorato la tendenza.

Elon Musk Bitcoin

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